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Dalla curva Ovest all’Ucraina: l’ultima trincea del Generalissimo

LUCCA

Ora, per il Generalissimo, ritornare a casa sarà davvero difficile. Quando Andrea Palmeri, fra la primavera e l’estate del 2014, lasciò Lucca per andare a combattere in Ucraina sul suo capo c’era solo la sorveglianza speciale disposta dal questore. Una misura di sicurezza che non bastò a trattenerlo nella città che da quindici anni aveva fatto da palcoscenico alla sua ascesa, prima in curva Ovest al Porta Elisa e poi come capo dell’estrema destra fascista e picchiatrice.

Da ieri il quadro è completamente cambiato: per Palmeri, imputato dalla procura distrettuale di Genova di reclutare mercenari per la guerra in Donbass, è in arrivo un mandato di cattura internazionale e ogni tentativo di rientrare in Italia, se scoperto, significherebbe carcere immediato.

Non che, negli ultimi quattro anni, si sia visto fra le Mura. I contatti con i suoi amici e camerati di un tempo vengono mantenuti soprattutto con Facebook, social sul quale Palmeri è piuttosto attivo. Un gruppo di persone sulle quali l’ex Generalissimo ha un fascino quasi magnetico. Lo stesso che, nei primi anni Duemila, gli consentì di guidare il gruppo dei Bulldog alla conquista totale della curva della Lucchese, utilizzando mezzi intimidatori nei confronti degli altri gruppi di tifosi. Per questi episodi Palmeri e altri Bulldog finirono alla sbarra con l’accusa di associazione a delinquere: sentenza di condanna a cinque anni e mezzo di carcere, poi spazzata via dalla Cassazione.

In un’intervista del 2013 al Tirreno Palmeri ammise di aver fatto molti sbagli, ma disse di non sentirsi «il pericolo pubblico numero uno della città». Ciononostante, per quindici anni il suo nome è stato abbonato a una collezione di episodi di violenza impressionante. E se non c’era di mezzo lui, si poteva trovare qualcuno dei suoi sodali: come quell’Adam Mossa condannato per aver causato la perdita di un occhio a un ragazzo aggredito nel 2010 nel pub Bruton. Anche Mossa aveva cercato di fuggire all’estero: non in Ucraina, ma nella più tranquilla Inghilterra, dalla quale è stato però estradato lo scorso anno.Lo stesso azzardo che corre Palmeri: figlio di un medico molto conosciuto in città («ma ho rotto ogni legame con la mia famiglia», spiegava al nostro giornale), secondo gli inquirenti il suo ruolo all’intimo dell’organizzazione che portava reclute in Ucraina sarebbe stato tutt’altro che marginale. Sarebbe stato, da una parte, reclutatore e addestratori; dall’altra, si sarebbe mosso anche su canali più presentabili, compresa la creazione di una onlus per aiutare i bambini coinvolti nel conflitto. Lo scriveva anche su Facebook, fra una professione di fede nel cristianesimo ortodosso e una foto con il Kalashnikov in mano.

In ogni caso, Palmeri non avrebbe mai rotto i contatti con il variopinto arcipelago che unisce la destra italiana e il regime di Putin. Ad aiutarlo nel suo lavoro con la onlus c’era Irina Osipova, nel 2016 candidata per Fratelli d’Italia alle elezioni comunali di Roma e presidente dell'associazione RIM Giovani Italo-Russa. Ma il Generalissimo avrebbe guardato anche ad altri mondi. Alcuni giornali della proclamata (ma non riconosciuta) Repubblica popolaredi Lugansk lo hanno indicato come mediatore fra alcune città ucraine e non meglio precisati imprenditori italiani interessati a investire. Millanteria, nella migliore delle ipotesi. O, alla luce dell’inchiesta di Genova, copertura di altre attività, del tutto illecite. —