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Caso Andy Rocchelli, «Vogliamo solo la verità» - Tempo Libero - La Provincia Pavese

Andrea “Andy” Rocchelli è stato ucciso il 24 maggio di quattro anni fa. Viaggiava su un’auto, guidata da un autista ucraino, con il fotografo francese William Roguelon e l’interprete e collega Andrei Mironov. Nei pressi di Slovianski, a più di 500 chilometri dalla capitale dell’Ucraina, Kiev, l’auto è crivellata dai colpi di kalashnikov. I quattro balzano fuori dalla macchina, ma si espongono al tiro dei mortai. Andy e Andrei muoiono sotto la pioggia di fuoco. Sembrava rientrassero nella tragica partita doppia delle vittime di una sporca guerra che ha fatto più di 4mile morti tra ucraini e russi. Con il passare dei giorni quel fatto, però, assume secondo gli inquirenti la forma di un agguato.


La testimonianza del giornalista sopravvissuto William Roguelon, il lavoro di altri colleghi italiani presenti nella zona ai confini con la Russia, le richieste della famiglia Rocchelli, il ruolo della Federazione della stampa italiana che ha incalzato il governo e la magistratura di Pavia perché non archiviassero il caso, hanno fatto sì che si giungesse a specificare e arrestare un presunto colpevole.



Si tratta di Vitaliy Markiv, 32 anni, ucraino cresciuto vicino a Macerata, nelle Marche, entrato nella Guardia nazionale ucraina per combattere i filorussi. Al telefono alla giornalista Ilaria Morani avrebbe detto: «Qui non si scherza, non bisogna avvicinarsi. Noi di solito non spariamo in direzione della città e sui civili, ma appena vediamo un movimento carichiamo l’artiglieria pesante. Così è successo con l’auto dei due giornalisti e dell’interprete». La procura di Pavia, nella persona del pm Andrea Zanoncelli, ora ha chiuso l’inchiesta: stanno scorrendo i 20 giorni per le indagini difensive - che non saranno richieste, ha anticipato l’avvocato difensore Raffaele Della Valle - poi sarà fissata la data dell’udienza preliminare. Probabilmente sarà in autunno.


In queste settimane in Ucraina ci sono state manifestazioni a favore dell’arrestato, molti siti filo-russi parlano di errore giudiziario. L’avvocato difensore a Roma ha contestato preventivamente l’inchiesta.

Secondo il sindacato dei giornalisti italiani la magistratura deve lavorare con serenità, ma bisogna tenere i riflettori accesi sul caso, non abbassare la guardia. Per questa ragione domani (Santa Maria in Gualtieri, a Pavia, ore 15.30) hanno promosso una mobilitazione. «Le istituzioni dei giornalisti saranno presenti e seguiranno da vicino il processo – ha anticipato Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione della Stampa – non solo per ricordare la figura di Andy Rocchelli ma perché c’è la necessità, ora più che mai, di “illuminare a giorno” tutta la vicenda fino a quando si arriverà alla verità processuale su quanto accaduto ottenendo piena giustizia».

Il presidente dell’Associazione lombarda giornalisti, Paolo Peucchini, gli fa eco: «A quasi 4 anni dall’uccisione di Andy, la necessità di fare chiarezza sul suo omicidio non solo è un atto dovuto di giustizia per i suoi famigliari, ma è un bisogno inderogabile per tutti coloro che, come lui, hanno a cuore la verità e il dovere dell’informazione. Le omertà internazionali vanno abbattute».

All’convegno di domani sarà presente la famiglia Rocchelli accompagnata dagli avvocati Alessandra Ballerini ed Emanuele Tambuscio, oltre ai rappresentanti del sindacato giornalisti, al sindaco di Pavia Massimo Depaoli, al senatore Luigi Manconi coordinatore dell’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni, e a Riccardo Noury portavoce di Amnesty International Italia.