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Gli italiani tagliagole in Ucraina per 400 euro al mese - Tiscali Notizie

Sei arresti tra Liguria, Milano, Parma, Avellino. E un’altra decina di indagati. Mercenari, foreign fighters andati a combattere in Ucraina dalla parte dei filo russi. Genova, ieri. La Procura traccia il bilancio della inchiesta del Ros dei carabinieri. Lo spaccato che emerge è preoccupante, perché se allarghi lo zoom e scendi dallo scacchiere delle ex repubbliche sovietiche al quadrante tra Turchia, Iraq, Siria, scopri che anche lì trovi foreign figthers italiani che combattono, in questo caso con i curdi, prima contro l’Isis (ma c’erano anche foreign fighters filoislamisti) e adesso contro Erdogan il turco. Esperti in tecniche di combattimento, ex ufficiali, esaltati neofascisti, reclutatori di mercenari. Sono i profili dei sei arrestati. 

In manette sono finiti Antonio Cataldo, 33 anni, ex soldato dell'esercito italiano: avrebbe condotto corsi di addestramento dapprima in Libia, nel 2009 in Russia, poi in Kazakistan, e per finire a Panama, dove insegnerebbe tecniche militari in cambio di denaro. In carcere anche Vladimir Verbitchii, 25 anni, nato in Moldavia, ma residente a Parma. Il nome di battaglia che ha scelto per combattere a Donbass è "Parma". Si sarebbe addestrato come paracadutista in Emilia. Dietro le sbarre poi Olsi Krutani, 37 anni, sarebbe stato un ex sottufficiale dei paracadutisti russi: il suo sarebbe stato un incarico apicale politico-ideologico. A piede libero ci sono tre persone, tutte al momento ancora irreperibili. Uno è Andrea Palmieri: tra i combattenti, ma anche gli skin di Lucca, è conosciuto come ‘Generalissimo'. Ed effettivamente, secondo gli inquirenti, Palmeri, capo ultrà della Lucchese, 38 anni, è un istruttore, un reclutatore di mercenari da inviare in Donbass a combattere con le truppe filorusse al confine con l'Ucraina. Gli inquirenti ne sono certi anche per il tono delle sue telefonate. "Mandamelo – dice Palmeri a un suo interlocutore – che me lo aggrego qua". Polizia e carabinieri sono inoltre sulle tracce di Gabriele Carugati, detto "Arcangelo", ex adibito alla sicurezza di un centro commerciale in Lombardia. E' figlio di Silvana Marin, ex dirigente della Lega a Cairate (Varese). Per finire c'è Massimiliano Cavalleri, detto "Spartaco", nato a Brescia. Si dichiara apertamente neo fascista. In una intervista aveva dichiarato che ogni volta che sparava a un soldato ucraino immaginava di colpire uno dei politici di Bruxelles. Cavalleri è stato ferito due volte in combattimento, nel 2015 e nel 2017, ma non in modo grave.

Pericolosi per l’Italia

Ma quanti saranno davvero? Trenta, quaranta, cinquanta mercenari? E se dovessero tornare tutti, avremmo un gruppo di killer professionisti, di mercenari pronti a tutto. Qualcosa di pericoloso quanto il terrorismo, finanche massa di manovra per operazioni di destabilizzazione del Paese. Naturalmente sono solo congetture. Che, però, non si discostano da scenari verosimili. Insomma, potrebbe anche accadere. Mettiamo che qualcuno voglia creare terrore tra i migranti per farli andare via, per spingerli a reagire e dunque per legittimare una repressione dura fino alla loro espulsione? Perché non utilizzare i mercenari? Ripeto, è una ipotesi. Ma il fatto che vi siano mercenari che vanno in teatri di guerra e tornano in Italia preoccupa. Perché poi questi “sniper”, cecchini, hanno legami con il territorio. E non solo con parenti o amici. 

Fascisti e ed estrema sinistra 

E’ l’ottobre del 2013, dalle parti dello spezzino, in quell’area di mezzo tra Liguria e Toscana. Gli Skinhead imbrattano muri con scritte che inneggiano al boia nazista “Priebke”. Il Ros dei carabinieri comincia a indagare e arriva dagli skinhead a “Millennium-Pce” di Orazio Maria Gnerre. A Lavagna. “Millennium” è un contenitore che fa da incubatore al Coordinamento solidale per il Donbass, regione della Ucraina, in fermento. Anzi, in quei primi mesi del 2014 in piena rivolta e guerra civile. Dovrebbe promuovere iniziative umanitarie e invece il Coordinamento organizza il proselitismo e l’arruolamento di mercenari che una volta nel teatro di guerra si aggregheranno alle milizie filorusse delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Destra e sinistra ormai sono categorie che nel mondo del radicalismo armato, sono superate. Impressiona questo, leggendo le carte genovesi sull’operazione di ieri. Un estremista di destra, Orazio Maria Gnerre, si ritrova in sintonia con uno di sinistra, Luca Pintaudi. Ma come possono ritrovarsi nemici storici dalla stessa parte della barricata? 

400 euro al mese

Bisogna rileggere un paio di volte un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare del gip di Genova per assimilare la filosofia, la ideologia che spinge questi mercenari, oltre i soldi, che sono pochi (intorno ai 300/400 euro al mese).
Il nemico è l’imperialismo americano che oggi è rappresentato dal capitale finanziario, dal liberalismo cosmopolita, da una visione del mondo unipolare. A questo nemico si contrappone una concezione multipolare che ha come riferimento geopolitico nazioni e potenze quali  il Brasile, la Russia e la Cina. Dunque, una visione filo eurasiatica, teorizzata dal filosofo russo Alexander Dugin. In chiave italiana, c’è chi nel gruppo di mercenari teorizzava il superamento di destra e sinistra, fascismo e antifascismo, sposando una visione «comunitarista», per combattere la globalizzazione, il mondialismo e l’imperialismo. Oggi che le ideologie non esistono più, che parliamo di sovranisti e di populismo perché dovremmo meravigliarci della esistenza di mercenari, combattenti, cecchini, killer che sparano e uccidono inseguendo un mondo diviso in due? La storia si complica perché questa nuova ideologia affascina sia esponenti dell’estrema destra che dell’estrema sinistra. Neofascisti incalliti, come Andrea Palmieri che come spiegato prima si troverebbe ancora in Ucraina, (e che da ultras del Lucca calcio da noi è un sorvegliato speciale) a figli di leghisti, a ex militari tiratori scelti o ex spacciatori.

“Noi tagliagole”

Sono questi i mercenari individuati dal Ros dei carabinieri che hanno partecipato alla guerra civile in Ucraina (primavera 2014). Ci sono tracce di queste presenze nelle dichiarazioni del governatore della Repubblica popolare di Donetsk, Pavel Gubarev, che ha lodato pubblicamente il contributo militare di italiani. In una intercettazione del 29 novembre del 2014, Orazio Maria Gnerre parla con Marco Porcella e racconta che la sua esperienza nel Donbass (regione della Ucraina, ndr) «non era una presenza prettamente a carattere umanitario o politico, ma bensì di pieno appoggio alle milizie filo-russe impegnate nei combattimenti». Ecco un brano della intercettazione. Gnerre: «Noi siamo stati verbalmente aggrediti da Adinolfi (Gabriele, leader storico di formazioni estremiste della destra, ndr) che ha avuto pure modo di dire che noi eravamo andati a fare i tagliagole».  Tagliagole in Ucraina. Qui da noi, il magma anarcoinsurrezionalista è tornato a riemergere. Basta andare sui siti web di controinformazione per leggere di attentati quasi quotidiani. Contro i bancomat di Unicredit, per così dar vita a una campagna contro la Turchia di Erdogan. Fermenti di campagne contro la repressione o la Tap pugliese. E poi danneggiamenti s mezzi militari. Siamo alle solite? Come se i mercenari non bastassero. Segnali, per il momento.