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Chiesa Greco Cattolica Ucraina, "chiamati a realizzare il dono della libertà"

Cento anni dall’indipendenza, che però sono passati attraverso il regime sovietico e la sua mancanza di libertà e la rinascita, fino ad giungere alla Rivoluzione della Dignità e ad un conflitto dimenticato: c’è tutta questa storia dietro il messaggio del Sinodo dei Vescovi della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, divulgato proprio in occasione del centenario della nazione.

Il messaggio – che i vescovi ci tengono a delineare come “pastorale” - si concentra sul tema della libertà, con uno sguardo particolare al patriottismo fanatico, tema centrale in Ucraina, ma non solo. Con la Rivoluzione della Dignità si rivendicava una identità europea, stringendosi intorno alla patria con una visione generale e aperta. Ma c’è un patriottismo fanatico che non solo chiude, ma che anche uccide i vicini, e l’Ucraina – che da sempre lamenta l’ “aggressione russa” – ne sa qualche cosa.

I vescovi del Sinodo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina sottolineano che la libertà ha due facce: c’è la libertà dall’oppressione, dalla schiavitù, dalla vessazione, dallo sfruttamento e dalla privazione dei diritti; ma c’è anche una libertà di autodeterminazione e di realizzazione, quella che, viene sottinteso, è stata a lungo negata alla nazione.

“La lunga lotta per la liberazione della nostra nazione – scrivono i vescovi del Sinodo Greco Cattolico - è stata sempre accompagnata da un grande desiderio di sollevarsi da ogni sorta di dominazione straniera e di conquistare il diritto di poter decidere liberamente il destino del proprio Paese, del proprio popolo e della famiglia e, in questo modo, realizzare il dono della libertà che l’essere umano e le nazioni ricevono dal loro Creatore”.

Si tratta di una libertà che non va confusa con “arbitrarietà” o “illegalità”, ma che piuttosto va vista come una responsabilità “prima di tutto nei confronti di Dio e poi nei confronti delle proprie coscienze e della nazione da cui nasciamo”.

Si arriva qui al tema del patriottismo. “Un vero cristiano – scrivono i vescovi del Sinodo Greco Cattolico - è chiamato ad essere patriota: amare la Patria, il proprio popolo, la sua lingua e cultura con lo stesso amore sacrificale con il quale osserva il Comandamento di Dio di amare il padre e la madre”.

Sembra uno dei temi da sempre usati dal regime cinese per giustificare il suo rifiuto di una gerarchia ufficiale del Paese.

Ma il patriottismo “deve essere autentico”, mentre ci sono molte “interpretazioni errate” del patriottismo che possono anche diventare causa di disonore.

Tanto che i vescovi greco-cattolici di Ucraina ci tengono a sottolineare che “l’ideologia che pone la nazione sopra tutto, Dio compreso” non ha "nulla a che vedere con il vero patriottismo", perché, come già sottolineava il metropolita Andriy Sheptytskyj, “questa percezione del popolo e dello Stato non si basa sull’amore, ma, piuttosto, rappresenta l’egocentrismo e perfino l’idolatria”.

I vescovi dicono un chiaro no al “patriottismo fanatico estremo o integrale”, a razzismo e sciovinismo (il patriottismo fanatico estremo e fanatico, ndr), perché questi assoggettano “tutto all’idea di nazione”, negando “la libertà e i diritti dell'individuo e - cosa più importante – la sua dignità personale che viene da Dio; che disprezzano i rappresentanti di altre nazionalità, razze o religioni; che promuovono l'odio e l’ostilità e invogliano alla sopraffazione cieca e violenta per raggiungere i propri obiettivi politici”.

È chiaro, nel passaggio, il riferimento al regime comunista, che costrinse la Chiesa greco-cattolica in diaspora dopo lo Pseudo Sinodo di Lviv nel 1946, e che fece dello Stato un dio.

“Oggi - prosegue il Sinodo Greco-Cattolico nel messaggio - il nostro popolo con grande sacrificio difende la propria libertà e dignità. Tuttavia, dobbiamo ricordare che il primo terreno sul quale combattere e affermare la libertà autentica è rappresentato dallo spazio dello spirito umano, aperto alla verità divina e pronto ad obbedire, fiducioso, alla volontà salvifica di Dio. Per un credente, la strada verso la libertà autentica è la via dei comandamenti di Dio”. 

Il messaggio si rivolge quindi al mondo che li ha aiutati, solidale nelle sfide del popolo ucraino e che “difendono dall’odio dell’aggressore”, facendo così un riferimento diretto al conflitto dimenticato in Ucraina nato dopo Maidan, che vede ancora la Russia come principale attore della regione.

Questa solidarietà “incoraggia ad aprire il nostro cuore alle esigenze di quei popoli che oggi soffrono di ingiustizia, di aggressione, di prove e di tante sofferenze”.