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Saakashvili torna in Ucraina, azzardo nuova Maidan?

Dopo una domenica trascorsa su bus e treni lungo il confine polacco, Mikheil Saakashvili, ex presidente georgiano, è riuscito a rientrare in Ucraina nonostante il veto postogli da Kiev.

Una folla di sostenitori ha rotto le resistenze della polizia di frontiera tra la città di Medyka, in Polonia e quella di Shehyni, dall’altro lato del confine ucraino. La vicenda è stata talmente seguita, anche a livello social, che l'hashtag #SaakashviliSunday è risultato tra i più popolari della giornata.

Saakashvili è entrato in aperto conflitto con Kiev, nella fattispecie con il presidente ucraino Petro Poroshenko, che solo nel 2015 gli aveva concesso la cittadinanza del paese e lo aveva appuntato governatore della regione di Odessa, forse e soprattutto grazie alla lunga rivalità con Vladimir Putin, contro il quale aveva condotto la Georgia attraverso la disastrosa Seconda Guerra d’Ossezia, nel 2008. Lo scorso luglio il magnate del cioccolato di Kiev aveva revocato la cittadinanza ucraina a Saakashvili metre questi si trovava negli Stati Uniti, motivo per il quale questi aveva dato del vigliacco al presidente ucraino.

Oggi il ritorno di Saakashvili, apolide poiché privato anche della cittadinanza georgiana e sotto la pendenza di una richiesta di estradizione da parte di Tbilisi, prelude ad un nuovo corso della politica ucraina. Dopo le peripezie del rientro nel paese, egli è stato accolto a Lviv (Leopoli), quartier generale del movimento europeista ucraino, dove Saakashvili si è fatto fotografare al fianco del sindaco della città, Andriy Sadovyi, leader del partito “Samopomich” (Self Reliance in inglese), terzo partito del paese in base ai risultati delle elezioni parlamentari del 2014, e a lato a Yulia Timoshenko, l’oligarca protagonista della rivoluzione arancione del 2004, imprigionata poi nel 2011 in seguito a sentenza processuale per malversazione di fondi pubblici.

In seguito a questo aperto attacco alle autorità di Kiev, sia Saakashvili che la Timoshenko sono stati inseriti nella lista dei terroristi e dei nemici dell’Ucraina sul sito dell’organizzazione Mirotvoretz, che annovera diversi giornalisti e politici che sono in conflitto con il sistema pro-Maidan instaurato dopo la deposizione di Yanukovich.

Le acque sono evidentemente state smosse in maniera consistente, e forse si assisterà ad un vero e proprio colpo di mano. Poroshenko e il suo governo sono stati evidentemente abbandonati dai propri alleati occidentali; lo stesso presidente ucraino non aveva riservato buone parole per Donald Trump una volta eletto alla Casa Bianca. In tal senso, la sosta di Saakashvili negli Stati Uniti potrebbe essersi rivelata proficua per il raggiungimento di accordi su un appoggio politico esterno per questa nuova battaglia che l’ex leader della Rivoluzione delle Rose si appresta a intraprendere. Del resto Saakashvili, vicino alla cultura occidentale e americana nella fattispecie, essendosi anche laureato in Legge alla Columbia University, è anche un acerrimo nemico di Vladimir Putin, e potrebbe dunque essere il frontman ideale per una nuova guerra, in campo ideologico e militare, alla Russia.