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In ufficio la collega mi dice: «Siamo i campioni di Ucraina, cosa vi aspettavate?»

È la sindrome protartenopea, pensare che tutto ruoti attorno a via Caracciolo. Invece all’estero ci studiano e ci temono, anche se siamo un tavolo Ikea con le istruzioni

La mattina in ufficio la collega ucraina sorride, neppure troppo velatamente, quando le parlo della partita di Champions, facendo trapelare forse la mia sorpresa per la nostra sconfitta. “Ma noi siamo i campioni di Ucraina, cosa vi aspettavate?” mi dice e ora ride.

A quel punto cedo al riso pure io. Lo Shakhtar ha sede a Charkiv, la sua città d’origine. Rido perché mi rendo conto che col mio fare arrogantello mi sono esposto ad un minimo di giusto ludibrio. È la sindrome protopartenopea, quella del mondo che gira tutto su Via Caracciolo. Allora beviamo il caffè – lungo – e penso che la Champions è un grande privilegio, uno dei maggiori strumenti di legame e scoperta del continente, e che farla per due anni di fila è una vera fortuna.

A me la partita è piaciuta molto. Maschia. Aggressiva. Un puzzle intricato. Un lucchetto con combinazione impedito. Siamo usciti giustamente sconfitti, ma anche con un filo di consapevolezza, senza perdere del tutto la ragione. È dall’inizio dell’anno che giochiamo così, è vero, ma nelle analisi ci concentriamo molto su noi stessi, direi troppo. È la sindrome protopartenopea. Fuori ci sono ottimi avversari, sono ucraini eppure studiano, vanno fuori, si realizzano, parlano sei lingue, anche se non conoscono l’espresso.

Ormai siamo un tavolo dell’Ikea

Lo Shakhtar ci ha studiati meticolosamente, proprio come Bologna ed Atalanta. Ormai siamo un tavolo dell’Ikea con libretto di istruzioni annesso: apri la scatola, smonti e rimonti a piacere. Basta un cacciavite che duri il necessario. Ci conoscono tutti, anche perché siamo considerati una buona squadra, seppur non la bestia nera del continente, come ci piace pensare con un briciolo di egocentrismo (certo imparagonabile a quello che spinge anche solo a considerare il confronto Dybala-Messi). Forse come un tempo non ci faranno giocare mai più, ma non è una iattura, anzi. Piuttosto una fortuna. Saremo modificati dagli eventi e cambieremo pelle per vincere.

Finora, questo inizio di stagione è il più appassionante degli ultimi anni. Abbiamo perso, ma magari adesso sappiamo che esiste un campionato in Ucraina, una città con una delle piazze più grandi d’Europa ed una squadra che – follia! – teme più gli azzurri di Guardiola che quelli del Napoli. C’è tempo per provare a mostrargli le nostre meraviglie. Perché è calcio e c’è sempre un ritorno.