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Mercenari in Ucraina, Cataldo: «Sono andato a combattere ma non sono mai stato pagato da neppure uno»

Genova - «Sì sono andato a combattere. Ma non ho mai arruolato neppure uno e non sono mai stato pagato da neppure uno. Sono andato lì per difendere la popolazione del Donbass, ho messo a disposizione la mia professionalità». È quanto ha detto Antonio Cataldo, uno dei presunti mercenari arrestati due giorni fa dai carabinieri del Ros, coordinati dalla procura di Genova, nell’ambito dell’inchiesta su un giro di combattenti italiani arruolati per combattere tra le fila dei filorussi .

Cataldo, difeso dall’avvocato Carmine Danna, ha risposto alle domande del gip su rogatoria nel corso dell’interrogatorio di garanzia, respingendo le accuse.

Anche Olsi Krutani, l’albanese di 38 anni finito in manette sempre due giorni fa, ha risposto alle domande del giudice e ha respinto le accuse. «Non sono mai andato a combattere - ha spiegato a lato al suo avvocato Giuseppe Plateroti - ma ho contattato Cataldo solo perché sono un appassionato di geopolitica. Volevo sapere cosa stesse succedendo in Ucraina. Volevo sentire le voci di chi era al fronte. Nel 2015 ho conosciuto altri due indagati e, per mettermi in mostra, ho detto che ero stato un maggiore. Loro mi proposero di aprire una palestra popolare, di partecipare ad alcuni incontri. Ma io rifiutai sempre perché non mi interessava e per non farmi scoprire che avevo mentito». Krutani, informatico che a breve diventerà papà, nei prossimi giorni chiederà la revoca degli arresti. Al momento è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Opera.

Si è invece avvalso della facoltà di non rispondere Vladimir Verbitchii. Il sostituto procuratore Federico Manotti aveva chiesto e ottenuto l’arresto anche di altre tre persone che sono irreperibili perché ancora in Ucraina. Si tratta della «mente» della presunta banda, Andrea Palmeri, ultrà di Lucca di estrema destra; Gabriele Carugati, detto «Arcangelo», ex adibito alla sicurezza di un centro commerciale in Lombardia, figlio di Silvana Marin, ex dirigente della Lega a Cairate (Varese); e Massimiliano Cavalleri, detto «Spartaco», nato a Brescia, neo fascista.