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Manovre militari da guerra fredda in Europa

Siamo alle manovre e contromanovre militari. Ai confini delle due Europe, là dove l’Unione europea e la Federazione russa si sfiorano, quindici paesi tra cui gli Stati Uniti (2.500 uomini in totale) si esercitano in Ucraina dall’11 settembre, mentre il 13 settembre in Bielorussia saranno schierati 12.700 uomini delle truppe russe e bielorusse nell’ambito dell’operazione Zapad 2017 (Ovest 2017) che complessivamente potrebbe mobilitare centomila soldati in tutto.

Le due Europe mostrano i muscoli, una di fronte all’altra. Per dire le cose come stanno, le due potenze si preparano alla guerra, per due motivi. La Russia pensa che gli occidentali vogliono accerchiarla estendendo la Nato fino alle sue frontiere.

In realtà le cose non stanno più così, ma in passato la condizione era esattamente questa. Oggi i paesi usciti dall’Urss e dal blocco sovietico – Ucraina, Polonia e stati del Baltico – sono convinti che l’annessione della Crimea sia solo il primo passo di una riconquista russa contro cui vogliono mobilitare la Nato in mancanza di una difesa europea, che per il momento resta ancora in fase embrionale.

Niente è inevitabile
Sui due fronti regna la paura, quella paura che da sempre è cattiva consigliera. Per questo si moltiplicano i rilanci in una partita di poker assurda e pericolosa. Se non faremo niente per invertire questa tendenza, a forza di preparare la guerra finiremo per averla come nell’est dell’Ucraina.

Ma niente è inevitabile. La Russia vuole rimettere piede nei suoi vecchi possedimenti solo per impedire che entrino nella Nato. A sua volta l’Alleanza atlantica non può rifiutare la sua protezione a paesi che ne fanno già parte o aspirano a entravi. La Russia non vuole la Nato alle sue frontiere mentre gli occidentali non vogliono permettere che il Cremlino sogni la ricostituzione del suo impero perduto.

Su entrambi i fronti esiste una linea rossa, e il buon senso vorrebbe che le parti coinvolte riconoscano il punto di vista dell’altro: gli occidentali dovrebbero impegnarsi a non estendere l’Alleanza atlantica mentre la Russia dovrebbe impegnarsi a non immischiarsi negli affari interni di stati che non sono più protettorati di Mosca.

Non c’è niente di impossibile. Basterebbe avviare un negoziato sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, dirigendosi verso una neutralità dell’Ucraina, della Bielorussia, della Moldavia e, più a est, nel Caucaso, della Georgia, trasformando questi paesi in ponti tra l’Unione e la Federazione, tra i due pilastri del continente che, evidentemente, hanno tutto l’interesse a organizzare la loro complementarietà.