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La "questione" ucraina

Se voi chiedeste a un russo d'indicarvi una possibile data da cui far partire la sua storia nazionale, molto probabilmente egli vi risponderebbe: anno 530 circa dell'era volgare, sulle sponde del Dnepr. Là e allora nasceva Kiev, che meno di quattro secoli dopo sarebbe divenuta la capitale della Santa Rus', il principato slavo-varego (cioè russo) che univa le sponde del Baltico a quelle del Mar Nero. Sempre a Kiev il 15 agosto 989 l'intera cittadinanza, spronata dal proprio Principe Vladimiro il Santo, s'immerse nelle acque del Dnepr per un suggestivo battesimo di massa, e nel 996 sorgeva la prima cattedrale di Russia, sede originaria del metropolita nazionale. Kiev decadeva a partire dal 1054, allorché alla morte di Vladimiro il Saggio, il Principato di Rus' si sfaldava in preda all'anarchia. Quando nel 1480 la Russia si lasciò alle spalle l'esperienza mongola, lo Car' imperava dal Cremlino moscovita, e la valle del Dnepr colla sua capitale Kiev era ormai solo una "terra di confine", una "Ucraina".

Tra il XIV e il XVII secolo l'Ucraina fu contesa con Lituani, Polacchi e, per quel che concerne il meridione, l'Impero Ottomano. Per questi trecento anni le regioni occidentali dell'Ucraina furono subordinate al dominio polacco (la Galizia passò poi all'Impero asburgico e non tornò alla Russia prima del secolo scorso), laddove l'inveterata russofobia di quel popolo si trasmise ai sottoposti: ne sono segni più evidenti la nascita di una lingua e di un sentimento nazionale ucraino, e della Chiesa Uniate (o greco-cattolica), di rito bizantino ma fedele al Papa. Va però notato che tali fenomeni furono assolutamente estranei all'area orientale e meridionale del paese, e inizialmente marginali persino nelle regioni occidentali. Oltretutto, durante il periodo sovietico, quando i confini tra Ucraina e Russia erano più teorici che reali, molti ucraini migrarono verso oriente per colonizzare le steppe siberiane, mentre un ancor più gran numero di russi si trasferì nel bacino del Dnepr, attratto dalle prospettive lavorative offerte dal grande complesso industriale idroelettrico. La formazione d'un sentimento nazionale ucraino è stato perciò limitato all'area occidentale del paese, laddove a lungo rimase circoscritto alla classe intellettuale, e limitato alla rivendicazione di una "confederazione delle nazioni slave" (Ševcenko) o di una "nazione autonoma in uno stato federale" (Hrusevsky). Curiosamente il primo vero tentativo di conquistare un'indipendenza fino ad allora mai neppure desiderata, fu la risposta dei menscevichi ucraini alla presa di potere dei bolscevichi a Pietrogrado. Cosa che non catturò affatto l'interesse dei contadini locali, la gran maggioranza della popolazione, che infine appoggiò i bolscevichi stessi quando questi si decisero a blandirli colla redistribuzione delle terre. Durante la Seconda Guerra Mondiale l'Ucraina si ritrovò di fatto lacerata tra due sentimenti contrastanti: mentre in occidente non pochi abbracciarono la causa tedesca (in Galizia si formò anche una Divisione SS), pressoché tutti gli orientali o fuggirono al seguito dell'Armata Rossa o alimentarono una vitale resistenza patriottica. Anche dopo la cacciata dei Tedeschi, fino al 1952 si sostenne in armi l'esercito nazionalista di Stepan Bandéra (poi ucciso dal KGB a Monaco di Baviera), le cui gesta ancor oggi sono esaltate dagli abitanti delle regioni occidentali: a oriente, naturalmente, gli eroi sono considerati i militi dell'Armata Rossa e i partigiani antinazisti.

Come sappiamo bene, avendo seguiti gli avvenimenti degli ultimi mesi, l'Ucraina è tuttora una nazione fortemente lacerata, una parte nazionalista e spesso antirussa, l'altra filorussa o, più semplicemente, russa. La prima è culturalmente, ideologicamente, economicamente tesa verso l'Europa e l'Occidente, l'altra indissolubilmente legata a quella Russia che sente come sua patria più grande. Con questo problema si sono trovati (e si trovano) a doversi confrontare i grandi attori geopolitici della regione (Mosca, Bruxelles e Washington) e, naturalmente, la classe dirigente dell'Ucraina indipendente postsovietica.

 

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