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Rivoluzione arancione

Il muro torna a cadere

Alcuni si chiedono se questa rivoluzione non sia stata fomentata da una mano invisibile, americana o comunque esterna. Ma quello che ha cementificato il movimento resta prima di tutto il desiderio dei cittadini di chiudere con un’opprimente società post-comunista. Contrariamente ai paesi dell'Europa centro-orientale, nel 1989 l'Ucraina ha dovuto da subito lottare per la propria indipendenza da quell’Unione Sovietica cui appateneva. Il paese si appoggiò ad una classe di dirigenti ucraini uscita degli ingranaggi della macchina sovietica. La sola liberalizzazione fu quella del profitto, non quella dei costumi politici: venne dichiarato e acquisito il diritto di arricchirsi, ma le regole opache, gli apparati di partito ed il regime autoritario rimanevano in piedi.
A guardare verso Maidan, la piazza dell’indipendenza, i blocchi di polistirolo che circondano l’aiuola sembrano lembi di muri abbattuti. Scarabocchiati, segnati dalla parola “pace”, danno l'impressione che un secondo muro di Berlino sia appena caduto. Un muro che separava l'Unione Europea dalle ex Repubbliche Sovietiche. Sembra avviarsi una seconda transizione democratica in Europa, una seconda ondata di desovietizzazione, mutuata dal patriottismo e dal timore di allontanarsi da quell’antica potenza tutelare che è la Russia, giudicata dagli ucraini ancora troppo “coloniale”.
Maksym Pevshen, conte e produttore televisivo, ha fornito l'aiuto materiale necessario ai “rivoluzionari” ucraini. È categorico: senza le classi medie ed il sostegno degli imprenditori ucraini, la rivoluzione arancione non sarebbe potuta riuscire. “Tutto il settore della media impresa è stato di aiuto. Soprattutto perché nei due anni in cui Medvechuk, padrino del clan degli oligarchi di Kiev, è stato direttore dell'amministrazione di Kutchma, ed il fratello il capo dell'amministrazione tributaria ucraina, ce la siamo vista veramente brutta. Non c'erano regole di nessun tipo, ed era impossibile tentare vie legali per difendersi. E’ stato il tempo del potere dei banditi. Altro non facevano che appropriarsi delle attività altrui. Alcune imprese sono state così, di punto in bianco, liquidate. E la corruzione è dilagata”. Per lui e per gli uomini di affari che partecipano a Stab, l'associazione che si è incaricata della logistica dei campi, sostenere Yushenko è una scelta semplice: “Se avesse vinto Yanukovitch e il clan che lo sostiene, quello di Akhmetov (un oligarca che controlla l’industria del carbone nell’est del paese), i nostri affari sarebbero finiti… e avremmo abbandonato il paese”. In modo simile, del resto, i principali sostenitori del partito di Yuschenko, Tak, e di PORA, l’organizzazione studentesca che ha strutturato la rivoluzione, rappresentano delle vere e proprie start-up che seguono dei modelli di business. Uno dei punti chiavi del programma di Yuschenko risponde ai bisogni di questo elettorato, avido di aperture economiche, di regole chiare e di trasparenza: “Vogliamo un cambiamento che permetta lo sviluppo delle piccole e medie imprese in modo da ottenere maggiori introiti fiscali”, annuncia Oleksandr Zinchenko, colui che dirige la campagna del futuro presidente.

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