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Itinerari di viaggio > Lviv (Leopoli)

La partenza

Il nostro viaggio comincerà il 19 Novembre 2010 proprio da Lublino con Arek, che al momento giusto aveva una settimana di ferie da trascorrere. Raggiungiamo la stazione principale, distante dal centro cittadino, in taxi e acquistiamo un biglietto di sola andata per la cifra di 150 zloty, circa 40 euro, comprensivo di cuccetta. Partiamo alle 9 di mattina con un treno che al momento non esiste più a causa dei cambiamenti periodici di orari e organizzazione delle ferrovie polacche.
Raggiungiamo intorno alle 13 il confine con l’Ucraina, la città di Przemysl, dove saremo costretti a scendere perché il treno non riprenderà la sua corsa prima delle 21. Nel frattempo io ed Arek abbiamo avuto tutto il tempo di girare questa cittadina di frontiera, dall’aria senza tempo, come sospesa in quel limbo rappresentato dal confine. La sosta è obbligata fino alle 17, orario di apertura dell’ufficio doganale. Tale ufficio si trova in una zona contingentata della stazione, un binario dedicato dal quale ripartono i treni oltre confine. Non riusciremo a riprendere la corsa prima delle 21, ma quelle fino a quel momento sono state soltanto le operazioni di frontiera del personale polacco. Una volta ripartiti raggiungiamo la dogana ucraina in neanche mezz’ora, e salgono finalmente gli uomini della milizia ucraina e i doganieri. Attendevo con ansia questo momento, perché avremmo finalmente impattato col primo scoglio da superare in questo viaggio. Puntualmente, come volevasi dimostrare, i militari trovano problemi col mio passaporto. Si tratta di un deja-vu a cui ormai sono abituato. In primo luogo si tratta di una esperienza piuttosto comune tra i viaggiatori, visto che lo scopo intimidatorio della procedura è finalizzato all’estorsione di qualche mancia. Il sottoscritto si arma di pazienza infinita e si appresta alla recita come di consueto.
Effettivamente qualche elemento di perplessità lo presento per gente comunque cresciuta nella cultura del sospetto, perché vedono presentarsi attraverso un percorso inconsueto e in stagione di certo non turistica, un uomo sconosciuto, con un passaporto di ormai quasi dieci anni e quindi piuttosto vetusto, all’epoca 20 chili più pasciuto, e quindi in foto dall’aspetto più rotondo, che parla un pizzico di russo e polacco, che sostiene di essere Italiano e che ha un sacco di timbri per la Moldova, altra ex-repubblica sovietica, arcinota per carte false, espatrii allegri e contrabbandi vari. Insomma le premesse per sospettarmi spia, giornalista, contrabbandiere, o semplicemente millantatore di credito ci sono tutte.
Il militare dopo aver girato e rigirato in lungo e in largo per più di 10 minuti tutte le pagine del passaporto, averlo passato attraverso la macchinetta portatile autenticatrice di passaporti, mi chiede se avevo un altro documento di identità. Gli porgo quindi la cartà di identità, benché formalmente non abbia alcun valore in Ucraina, e un altro dei militari si mette a controllare dietro la fotografia alla ricerca di segni recenti di incollatura. Mi chiedono quindi se avessi altro da mostrare loro, al chè porgo la tessera sanitaria col codice fiscale, benché anch’essa priva di valore. Mi chiedono quindi se avessi una carta di credito, e arrivano a chiedermi di mostrarne fino a tre!!! Alla fine dopo oltre mezz’ora desistono e mi lasciano in pasto al doganiere, che dopo avermi fatto aprire tutti i bagagli alla ricerca di chissà quali beni preziosi da trafugare in Ucraina, constatata la presenza esclusiva di vestiti per giunta un po’ puzzolenti, ci lascia dopo aver cominciato a canticchiare con noi l’ormai classica strofa: “…Ittaliano vvero…”. Ragionando sull’accaduto con un amico che più volte ha attraversato le frontiere di molte ex-repubbliche sovietiche, egli mi ha giustamente fatto osservare che non sempre sforzarsi di comunicare conviene, e fare lo gnorri che non capisce un fico secco e lasciarli impiccare per ore nel tentativo di estorcerti soldi secondo lui è meglio, e comincio a pensare che abbia ragione. Purtuttavia all’andata, e sottolineo all’andata, non credo che le lungaggini fossero finalizzate ad estorcere denaro, neanche una allusione in merito, e di fatto non abbiamo scucito nulla. Il resto del viaggio prosegue senza intoppi fino a destinazione.

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